sabato 19 febbraio 2011


PIANO REGOLATORE, PRATICHE COMUNALI E EDILIZIA PRIVATA

(parte prima)


Non vi è alcun dubbio che il primo assoluto fardello che la nuova giunta dovrà accollarsi per sbloccare una situazione di empasse insostenibile è la vicenda relativa alla Variante n. 118 al Piano Regolatore Generale adottata. Senza entrare nel merito della questione (fra l’altro già ampiamente fatto da Un’Altra Trieste in diverse situazioni), quello su cui sarebbe importante affrontare un tavolo di dibattito in chiave futura, in virtù di conseguenze a cascata sui cittadini che desiderano adoperarsi per attuare cambiamenti edili o addirittura farsi promotori di nuova costruzioni, è come venire fuori da una jungla legislativa e dal ruolo decisivo dell' INTERPRETAZIONE fra gli attori parti in causa.

Cerco di raccogliere i punti nodali del contendere:


CLIENTE – PROFESSIONISTA – TECNICO COMUNALE….. linguaggio comune?

Certamente vivremmo in un mondo non reale se tutti gli attori protagonisti di un contesto come quello edilizio fossero allineati e parlassero la stessa lingua, soprattutto in virtù di una esigenza di fondo da parte del cliente di ottenere i propri “sogni” a qualsiasi prezzo, divincolandosi o volendo dribblare gli ostacoli dettati dalla burocrazia in campo edile; ma se questo appunto non è possibile, NECESSARIO per il lineare svolgimento delle pratiche che geometri, architetti e ingegneri siano dialoganti con i tecnici comunali (depositari del placet burocratico), avendo chiare le basi su cui si valuta un progetto.


Troppo spesso le pratiche vengono bloccate (con relative lungaggini e malcontento dei fruitori principali del servizio, i cittadini!) per diversa interpretazione fra professionista e tecnico comunale, e di certo non è possibile parlare di ignoranza in merito visto il capillare e vasto problema. Non vi è mai stato un serio tavolo di concertazione predisponendo un tramite fra le due parti a disposizione di ordini professionali e Comune per garantire pieno supporto, in TEMPO REALE!

Non ci sono colpevoli ma ci sono vittime certe: i cittadini, presi nella palleggiamento fra LIBERI professionisti che interpretano un progetto in ottemperanza delle leggi ma non sempre delle sfumature e tecnici comunali NON LIBERI di poter conciliare, ma solo di appianare con la negazione punti di vista differenti.


LA CASA DEI SOGNI, O UNA SCATOLA SERIALE PREORDINATA?

Qualcuno di molto importante come Giuseppe Samona' nelle sue riflessioni causticamente considerava i Piani Regolatori come i mezzi che distruggono l'architettura. Certo, io sono di un'idea meno estremista ma condivido il principio cardine, soprattutto alla luce del reale riscontro professionale.

Piani Regolatori, Soprintendenza, vincoli e Codice Civile, sentenze di Tribunali e leggi di ogni tipo, un ginepraio entro cui bisogna destreggiarsi con straordinaria capacita', ma quanto tutto cio' castra il fisiologico estro di chi progetta una casa o i sogni di chi ne vuole costruire una?

Ci si chiede perche' in tutta Europa si possono vedere una pluralita' di influenze architettoniche e una intrigante diversita', qualcuna osando oltre l'oggettivo senso del gusto ma in nome di una onesta' intellettuale certa. In Italia invece si sta procedendo con pericolose forme di produzioni in serie, dettate da esigenze regolamentari che veicolano progettisti e progetto in una direzione preconfezionata, senza “rischi” ma dalla spersonalizzazione evidente.

La nuova giunta si predisponga per ridare importanza ai manufatti che vengono costruiti a Trieste, facendo si che l'architettura cinque stelle non sia solo una ricerca didascalica nel passato ma una costruzione del presente e del futuro!

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